Vediamo cosa riesco a fare per farvi comprendere al meglio il problema. Cercherò di essere sia "rigoroso", utilizzando formule, sia divulgativo, cercando di spiegare cosa significano i vari contributi e le formule.
Nota: alcune formule di principio potrebbero avere dei fattori omessi per renderle più comprensibili. Sono in genere delle costanti, che non cambiano le carte in tavola. Spero abbiate abbastanza fiducia di ciò che vi dico
Partiamo da un dato fondamentale, sul quale tra l'altro verte tutta la discussione: il consumo di carburante da parte del veicolo.
Il consumo istantaneo di carburante di un veicolo con motore a combustione interna dipende dalla potenza richiesta al motore. Se è positiva, si consuma, se è nulla o negativa non si consuma (questo sia in linea teorica che pratica, dato che esistono delle modalità di cut-off della benzina in questi ultimi due casi). Attenzione che però ora dovremo definire quali sono le richieste in termini di potenze che vanno soddisfatte dal motore.
Per iniziare, e chiarire subito alcune cose, vediamo la potenza richiesta al motore da parte di sè stesso, cioè per fare in modo di vincere gli attriti e far sì che esso aspiri aria e la comprima per far avvenire le esplosioni nel cilindro (queste ultime vengono chiamate perdite di pompaggio).
Le perdite per attrito sono in genere proporzionali alla velocità di rotazione, quindi potremmo riassumere la potenza persa con la seguente formula:
Dove Cfri è un coefficiente di frizione, mentre omega_m è la velocità di rotazione del motore (il numero di giri in poche parole).
Le perdite di pompaggio invece sono proporzionali al quadrato dei giri del motore, quindi molto più importanti, tanto che al massimo règime del motore avremo quasi il 20% della potenza massima impegnata a vincere le perdite di pompaggio e attrito. La formula, similmente a prima, è :
Quindi, ricapitolando, avremo che il nostro motore, solo per far funzionare sè stesso, deve fornire la seguente potenza, e quindi di un consumo di carburante commisurato:
Che è sempre più alta all'aumentare dei giri, e viene sempre richiesta ad esempio in folle.
Ma se esistesse qualcosa che abbia la stessa potenza, ma che agisse in modo contrario in modo tale da annullare o addirittura rendere negativa la potenza richiesta al motore, avremmo un consumo nullo, perché sarebbe questa forza esterna al motore a provvedere la potenza necessaria far aspirare aria ai cilindri ed a muoverli. Se questo fosse possibile, il consumo sarebbe nullo, dato che le centraline odierne "riconoscono" questa situazione e bloccano l'afflusso di benzina al motore.
La nostra "fonte" di potenza contrastante ovviamente può venire solamente dalle ruote.
Analizziamo quindi cosa ostacola o favorisce il movimento di un'automobile, e permette alla nostra Fiestina (e non solo) di viaggiare allegramente sulle strade. Queste prime considerazioni sono fatte "alla ruota", cioè pensando alle forze che agiscono sul veicolo e dimenticandoci un attimo di come queste forze sono viste del motore, che è il nostro amico fidato che dà (o prende) potenza.
Come convenzione per facilitare le cose, consideriamo le forze che agiscono contro il moto con il segno negativo (- F) mentre quelle che aiutano il modo con segno positivo (+ F).
- Drag aerodinamico
L'automobile si muove nell'aria, la quale oppone una resistenza che dipende principalmente all'area frontale del veicolo (Af), da un coefficiente che dipende dalla forma aerodinamica (il famoso Cx) ed in modo quadratico dalla velocità con la quale l'auto si muove nell'aria (V).
Il drag può essere sintetizzato così
La deduzione che ci è più utile a proposito del drag aerodinamico è che la sua dipendenza al quadrato dalla velocità lo rende più importante ad alta velocità che a basse velocità: infatti la resistenza aerodinamica di un veicolo a 100 km/h è 4 volte superiore rispetto alla resistenza a 50 km/h, per fare un esempio.
Per concludere, il drag si oppone sempre al moto dell'automobile.
- Rotolamento degli pneumatici
Gli pneumatici oppongono resistenza al rotolamento. Questa resistenza dipende principalmente dalla massa del veicolo (M) - che và considerato con l'accelerazione della gravità
g -, dalla pendenza della strada (alfa) e da un coefficiente di rotolamento ( Cr(V)) che dipende dalla velocità.
In sintesi
Quindi possiamo dire che il rotolamento per i nostri fini dipende principalmente dalla pendenza (in salita o discesa è minore, in piano è maggiore) ed aumenta con la velocità.
Concludiamo dicendo che il rotolamento si oppone sempre al moto dell'auto.
- Pendenza
Ovviamente come sappiamo andando in salita l'auto incontra maggiore resistenza, mentre in discesa viene "aiutata" dalla gravità. Possiamo sintetizzare questa forza che agisce sull'auto con la seguente:
Deduciamo che se la strada è piana questa forza non c'è, se la strada in salita è una forza che si oppone al moto, mentre se è in discesa aiuta il moto della nostra Fiestina
- Inerzia (accelerazione) del veicolo
Accelerare con un auto come ben sappiamo richiede del lavoro, e quindi una forza. Come il caro vecchio Newton insegnava, una forza può essere definita (sommariamente) come ciò che serve ad accelerare una data massa, arrivando alla famosissima formula F = M x a, dove
M è la massa ed
a l'accelerazione.
Quindi, anche per la nostra auto, la forza necessaria a cambiare la velocità del veicolo (quindi l'accelerazione) è
Bene, ora abbiamo definito le forze che agiscono sulla nostra Fiestina tutte le volte che la prendiamo ed andiamo a farci un bel giretto. Sommiamole e trasformiamole in potenza, quello che a noi serve.
Come vediamo, la potenza alle ruote richiesta per far muovere la Fiesta è la somma di tutte le precedenti forze, il tutto moltiplicato ancora per la velocità, in modo da trasformale in potenza. Tutte queste moltiplicazioni per la velocità dovrebbero farvi intuire meglio come mai per andare ad alte velocità servano enormi potenze da parte dei motori.
Avremo quindi che Pw è generalmente negativa su tutti i percorsi, cioè viene chiesta potenza, mentre nell'unico caso in cui c'è un termine positivo, cioè in discesa, si potrebbero avere condizioni in cui la potenza non viene chiesta dalle ruote (segno negativo) ma data dalle ruote (segno positivo di Pw).
Ora, tornando al fatto che il consumo di carburante è dato dalle potenze richieste, dovremmo soddisfare la seguente equazione (fate un piccolo sforzo e riesumate un pò di matematica

):
Se succede che Ploss e Pw sono uguali e contrarie (ricordandoci che Ploss è vista come negativa), Pmot = 0 e quindi non c'è consumo di carburante (anche grazie al cut-off della centralina). Questo succede nell'unico caso in cui Pw è positivo, cioè in discesa e senza richieste di accelerazione dal guidatore, ma per fare questo il motore deve essere collegato al motore, e quindi la marcia innestata.
Siccome per continuare nella spiegazione dovrei introdurre un pò di concetti abbastanza complessi e poco intuitivi per chi non è abituato a vederli, per farla semplice vi posso assicurare che se selezionate una marcia adeguata e lasciate l'acceleratore sentirete la macchina decelerare ed assestarsi ad una velocità tale che Ploss = Pw (ricordate che entrambe dipendono dalla velocità? La velocità raggiunta esce dalla soluzione dell'equazione Ploss = Pw - opportunamente rimaneggiata - con incognita la velocità).
Per venire incontro alle osservazioni di Slevin, la situazione in autostrada è particolare. La velocità è alta, quindi lo è anche il drag aerodinamico: scendendo con marcia innestata e non accelerando si avrebbe probabilmente un calo di velocità (se siamo a velocità da codice), dato che la forza positiva dovuta alla gravità deve sovrastare quella negativa dovuta al drag, ed a pendenza costante l'unico modo è diminuire il drag (e quindi diminuire la velocità).
Spero riusciate ad arrivare alla conclusione che lungo una discesa lasciare la marcia innestata porta ad un consumo nullo di benzina